Debbo però dire che doverlo commentare mi turba in profondità e sento sorgere in me una sorta di timore e tremore, poiché quando si è di fronte alla narrazione di una grande storia non può che essere così.

Il Film pone molti interrogativi sul periodo storico in cui questi avvenimenti sono accaduti, ma, a parer mio, offre delle indicazioni su come vivere il nostro presente. Dopo che Adolf Hitler venne nominato, il 1° Febbraio del 1932, cancelliere della Germania, diverse persone si videro costrette a mettere in campo, per motivi politici, etici e religiosi, una resistenza.
La resistenza tedesca è poco conosciuta e valorizzata dentro la storia della costruzione europea, è passata l’idea che quasi non sia esistita, mentre è una storia tragica che è costata la vita a decine di migliaia di persone (i tedeschi rinchiusi nelle carceri e nei Lager sono stati oltre 800.000; ben 350.000 sono quelli morti nei lager, nelle prigioni, fucilati, impiccati o uccisi dalla mannaia del boia). Teniamo presente che nella città di Berlino le forze di opposizione al nazismo ottennero alle elezioni il 53% dei voti contro il 31% di quelli andati alla lista nazista.
Il 22 marzo, il parlamento uscito dalle urne il 5 marzo, senza la presenza dei deputati comunisti (e quelli non ancora incarcerati o ricercati dalla polizia venne proibito di mettere piede in parlamento), e con la ferma opposizione dei socialdemocratici votò la legge che legittimava la dittatura nazista.
Vengono arrestati i dirigenti sindacali che si trovavano ancora in libertà e viene confiscato il sostanzioso patrimonio dei sindacati socialdemocratici; la stessa sorte subiranno i sindacati cattolici.
La legge approvata quel giorno decretava di fatto la fine dello Stato di diritto e di ogni garanzia giuridica per la libertà dei cittadini e consentiva al governo di legiferare sia in materia ordinaria che in materia costituzionale. In sostanza, da quel giorno, il Parlamento non serviva più. La dittatura nazista alla fine di quei "maledetti 50 giorni” era divenuta una realtà. Nel mese di aprile venne creata la Gestapo, la polizia segreta che tanti lutti seminerà in Germania e, con lo scoppio della guerra e l'invasione nazista, in tutta l'Europa.
La vicenda e la storia della resistenza tedesca ha registrato momenti drammatici, perché è sempre rimasta una resistenza di persone coraggiose o di gruppi isolati che agivano indipendentemente tra di loro e che non avevano mai una base forte nella popolazione come per esempio la resistenza in Francia, in Italia o in Iugoslavia.
Ad esclusione dell’attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, e di alcuni precedenti attentati, si può dire che la resistenza in Germania ebbe quasi esclusivamente un carattere non violento. Azioni di propaganda politica, intellettuale e religiosa antinazista si manifestarono già a partire dai primi anni del regime ed in particolare dal 1938, con l’evidenziarsi della politica pericolosamente aggressiva di Hitler e dell’antisemitismo sempre più violentemente attivo.
La diffusione di atteggiamenti e pensieri antinazisti incontrò sempre difficoltà crescenti, riemerse durante gli anni della guerra, soprattutto dal 1942-43, quando le sorti del conflitto avevano ormai preso un corso assai negativo per la Germania.
Nell’azione resistenziale il coinvolgimento della popolazione fu molto basso anche se ha certamente coinvolto in forme diverse svariate decine di migliaia di persone (ma si tratta di un numero difficilmente stimabile). Tedeschi che si opposero al regime nazista seppur in modo non violento finirono per creare sì qualche fastidio o ritardo nella produzione, ma assolutamente insignificante se confrontato con i problemi causati al Reich dai bombardamenti alleati.
Questo tipo di resistenza “non-violenta” pur essendo stata sostanzialmente inefficace, ha avuto un alto valore morale e ha contribuito a salvare l’onore della Germania.
Va tenuto presente che nei mesi di gennaio e febbraio del 1941 vennero internati oltre 11.000 “oppositori di sinistra”, mentre nell’aprile-giugno del 1944 vennero arrestati per motivi politici 177.000 persone, di cui 21.000 tedeschi. Alla fine della guerra, si era avuto un totale di 7.820.000 internati (di cui 6.000.000 erano ebrei) dei quali sopravvissero solo 700.000 persone.
La resistenza al regime di Hitler fu fatta anche da molti intellettuali, artisti e scienziati di grande spessore, che se anche profondamente legati alla propria patria, scelsero la strada dell’esilio: Thomas Mann in testa a tutti, che da buon tedesco visse l'esilio come una profonda lacerazione, necessaria però a riaffermare la supremazia della civiltà contro la barbarie. La lista degli esiliati volontari è lunghissima: Albert Einstein, Joseph Schumpeter, Marlene Dietrich Theodor Adorno, Ernst Cassirer, Karl Popper solo per citarne alcuni. Un esodo che privò la Germania dei suoi intelletti migliori, ma che aiutò le democrazie a comprendere il Nazismo. Come mai vien da chiedersi, di fronte alla brutalità e alla violenza del regime nazista, questo è potuto accadere? Ci si è chiesti, si sapeva cosa stava accadendo?
Non è facile dare una risposta a questa domanda. Le analisi svolte dalla Filosofa politica Hanna Arendt sul totalitarismo e quella molto significativa sulla Banalità del male, ci offrono degli spaccati e degli strumenti di comprensione e di interpretazione molto importanti che dobbiamo sempre tenere presente, ma sono spiegazioni che si concentrano più sulla struttura del regime e sui certi personaggi e che evidenziano la dimensione del terrore, della coercizione, dell’esercizio spregiudicato del potere politico e delle complicità delle classi dirigenti, che non il perché non vi fu reazione sociale popolare.
Questo ci ha portato a pensare che la nazificazione della società tedesca fosse totale. Non credo che sia stato così. Sono convinto che la Gestapo non aveva le risorse e poteri illimitati che gli consentissero di esercitare un controllo totale, ma che abbia scelto di concentrare la sua azione per renderla efficace solo su quelli che erano stati definiti ed etichettati come nemici del popolo tedesco: gli ebrei, gli oppositori politici e su quelli che potevano essere definiti sub-umani come gli zingari e gli omossessuali. Per potersi concentrare e rendere efficace la sua azione il nazismo aveva bisogno consentire alla maggioranza della popolazione di condurre con una certa e privata libertà la propria vita.
Durante il regime nazista le imprese e i grandi gruppi di interesse economico hanno goduto di una libertà d’azione e di supporto. Pur non avendo una libertà totale ma solo carta bianca nei loro interessi, poterono godere di forti sgravi economici e normativi, molte delle regolamentazioni introdotte dai governi democratici di Weimar nei confronti delle imprese e dei diritti dei lavoratori furono soppresse, mentre i sindacati vengono aboliti alle imprese fu consentito di fondersi in grandi monopoli che generarono profitti enormi. La soppressione dei sindacati finì per favorire una distribuzione dei redditi verso le classi sociali più privilegiate e a depotenziare il tasso di resistenza al regime.
Si è generata una complicità sociale che si fondava sull’estensione dell’indifferenza verso altri e una estraneità all’impegno politico e civile che consentiva alla popolazione di condurre la propria vita privata e di non avere “grane”.
Sono convinto che il conformismo di massa consente sempre a chiunque abbia il potere politico o economico di agire secondo schemi e processi incontrollabili. Non va nemmeno dimenticato che i nazisti fecero di tutto per nascondere e che il popolo tedesco e il mondo intero venissero a conoscenza dello sterminio in atto.
Forse se si fosse venuti a sapere quello che abbiamo saputo noi, le file della resistenza tedesca si sarebbero ingrossate e forse gli Alleati avrebbero bombardato i campi di concentramento. Possiamo e dobbiamo dire che la Germania sapeva. La dimostrazione che si sapeva è dentro la Storia della Rosa Bianca che questo Film ci ha narrato".