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Avvio dell’esame del ddl Bisesti in prima Commissione

Terzo mandato, atto primo

Trento - Nel pomeriggio di oggi si è riunita presso la Sala Lenzi di Palazzo Trentini, la Prima commissione permanente presieduta da Carlo Daldoss. Sul tavolo l’apertura del disegno di legge 52 di Mirko Bisesti (sottoscritto anche dai consiglieri Guglielmi, Cia, Masè e Angeli) che modifica la legge elettorale provinciale del 2003. Il testo si compone di un unico articolo che introduce la possibilità per il Presidente della Provincia di svolgere un terzo mandato. Il dibattito si è concentrato sulla democraticità e sulle motivazioni della procedura d’urgenza chiesta dal proponente e accordata dall’aula nella scorsa sessione di Consiglio. Altri aspetti sollevati dagli interventi hanno riguardato la possibilità di audizione di esperti e l’ammissibilità delle eventuali proposte emendative. La discussione generale proseguirà in una prossima seduta.

Dopo un breve dibattito e conseguente votazione sull’ammissione della stampa ad assistere ai lavori della commissione (che si è espressa in maniera negativa), l’organismo ha aperto la discussione generale sul ddl 52.
Un testo molto semplice, composto di un unico articolo e che si inserisce nel dibattito politico in corso, ha premesso Mirko Bisesti (Lega), che ha sottolineato la democraticità e l’assoluta trasparenza della procedura di deposito e della richiesta d’urgenza per la proposta. Ad oggi il ddl, che introduce di fatto il terzo mandato, può comunque essere aperto ad altre eventuali modifiche, ha aggiunto. La competenza per legiferare e interpretare in questa materia è della Provincia, ha evidenziato, e aldilà di quelle che potranno essere le considerazioni a livello nazionale, è giusto far valere le nostre prerogative autonomistiche.

Il consigliere Francesco Valduga (Campobase) ha osservato che il ddl è costituito di un unico articolo molto circostanziato e dunque c’è poco altro da aggiungere. Quanto alla procedura, ha detto, la richiesta dell’urgenza non ci convince affatto, anche alla luce di una ricostruzione dei precedenti. C’è un approfondimento da fare su quanto urgenza significhi la rapidità dell’arrivo in aula oppure della discussione in aula, ma forse questa è materia dei Capigruppo. Un altro tema invece che forse andrebbe affrontato in questa sede è quello di come questo testo possa essere modificato: permette una discussione su altri aspetti della legge elettorale oppure no? Una riflessione sulla legge elettorale, dopo tanti anni, si può a suo parere fare, ma non in questa forma, quanto piuttosto con maggiore trasversalità e trasparenza di quanto sta avvenendo.

Paolo Zanella (PD) si è soffermato sulle ragioni che hanno portato al deposito di questa proposta e le ha definite “imbarazzanti”. Lo stesso metodo che ci ha portati fino a qui è la riprova del fatto che questa sia una proposta ad personam, un ddl che tutela gli interessi di qualcuno, anziché della comunità. A questo si aggiunge il fatto che stiamo discutendo con urgenza un ddl che ora pare sia addirittura aperto a delle modifiche, che potrebbero uscire dal perimetro della legge, è l’ennesima forzatura. Si vogliono forzare le competenze dell’autonomia per fare leggi ad personam, anziché provvedimenti che contribuiscano a migliorare le vite delle persone.

Il merito sparisce di fronte al metodo, ha esordito Paola Demagri (Casa Autonomia): a mio parere la legge elettorale ha una valenza di democrazia e portare in aula in questi termini la revisione di una legge che avrebbe molto bisogno di essere modificata e rivista è una forzatura. C’è anche una sorta di conflitto d’interesse, ha notato: l’urgenza è incoerente e cozza anche contro l’apertura alle ulteriori modifiche del testo. C’è o meno l’urgenza dunque? Ovvero c’è solo un finta disponibilità ad intervenire, di fatto per edulcorare la pillola? Sarebbe interessante anche capire cosa ne pensano gli esperti, ovvero se possiamo attivare delle audizioni sul tema.

Qui non siamo in emergenza e chiedo che la procedura applicata a questo ddl sia al pari degli altri.

Sembra di essere al punto di partenza, ha confessato Claudio Cia (Misto): l’aula democraticamente e sovranamente ha deciso per l’urgenza. Il consigliere del Misto ha anche respinto le critiche al testo del collega Bisesti: ad oggi l’unico ddl presentato sull’argomento è quello sul tavolo, ha detto suggerendo di elaborare proposte emendative, mentre da una parte si chiede di circoscrivere l’azione politica e poi ci si lamenta di non avere il tempo per introdurre nuovi elementi. Con riferimento al terzo mandato Cia ha concluso osservando che questa è una guerra che vede partiti contrapporsi per mettere bandierine su territori che li vedono esclusi.

Qui parliamo della legge elettorale, ha premesso Mariachiara Franzoia (PD): non si tratta cioè di un tema qualunque, ma delle regole del gioco della democrazia. Di qui le perplessità in ordine alla procedura adottata e sulla richiesta dell’urgenza.
Visto l’argomento avremmo preferito un diverso percorso. Oggi si attendevano delle motivazioni, delle ragioni per la presentazione del ddl e spiace restare delusi anche su questo. Franzoia ha chiesto di chiarire se saranno ammesse delle proposte di modifica e se sia stata fatta qualche valutazione in ordine a possibili impugnative, prima del deposito di questo testo.

Luca Guglielmi (Lista Fassa) ha sottolineato che non è stata forzata alcuna regola e non ci sarebbe l’urgenza se il Consiglio in maniera sovrana non l’avesse votata. Per il ddl 50 firmato da una consigliera del PD sull’ottantesimo anniversario del conflitto mondiale è stata chiesta in maniera tardiva la procedura d’urgenza, ha obiettato: le regole valgono solo per la maggioranza oppure valgono per tutti, si è dunque chiesto. L’onestà di pronunciare la contrarietà a questa proposta e la rinuncia a parlare di forzature: questo mi aspetterei al Pd, ha concluso.

Anche per Vanessa Masè (Civica) è scorretto parlare di forzature. La legge elettorale ha delle tutele specifiche che non possono essere in alcun modo aggirate e non è giusto parlare di compressione degli spazi democratici. Il ddl non è un salva Fugatti, è un ddl di iniziativa consiliare e non giuntale e dispiace che i sottoscrittori del ddl vengano appellati come telecomandati dal Presidente. La previsione del terzo mandato potrebbe riguardare oggi il centrodestra, ma in futuro potrebbe interessare il centrosinistra, come peraltro è già avvenuto in passato, ha notato.

Per Lucia Coppola (AvS) dieci anni sono già un tempo lunghissimo in cui si possono affrontare numerosissime questioni e creare un ambito di partecipazione che, se superato, rischia di avvicinarsi al conflitto d’interesse. Stare al potere per dieci anni è sufficiente a suo avviso e la tempistica in questi casi ha un suo valore.

Per Roberto Paccher (Lega) la proposta in discussione non è un salva Fugatti, ma è la prima applicazione di una norma che alza il limite dei mandati e che varrà in futuro per altri presidenti, proprio come servì all’epoca per Lorenzo Dellai. La regola dei tre mandati è sistematicamente derogata dal Pd in Parlamento, ha aggiunto: basti pensare ai vari Casini, Orlando, Franceschini. Sulla procedura d’urgenza Paccher non vede alcuno scandalo e nessuno blocca la discussione di altri temi urgenti per la comunità per lasciare spazio alla discussione questo. L’eventuale referendum, i possibili ricorsi, i tempi tecnici per l’applicazione della legge per le prossime elezioni motivano la priorità di trattazione di questo ddl.

In sintonia con Paccher Stefania Segnana (Lega) ha sottolineato la regolarità della procedura di deposito del ddl e la richiesta dell’urgenza. Sono mesi che parliamo di terzo mandato e anche da questo punto di vista non c’è mai stata la volontà di nascondere il tema o di fare un blitz. Segnana ha citato il parere espresso dal costituzionalista Roberto Toniatti in un recente articolo apparso su un quotidiano locale, in cui “suo malgrado” sosteneva le ragioni di Fugatti, ovvero la sostenibilità a suo avviso di questa proposta.

Antonella Brunet ha chiarito le motivazioni della firma apposta dalla Lista Fugatti Presidente in calce al ddl: crediamo che un terzo mandato sia indispensabile anche per un sindaco, ha detto, dichiarandosi favorevole alla proposta e alla possibilità di apportare eventuali modifiche emendative.

Francesco Valduga è intervenuto nuovamente a sottolineare che le competenze di un sindaco non sono assimilabili a quelle di un presidente di Giunta e su questo c’è la necessità di riaffermare la nostra competenza primaria, se esiste, ha detto. Sarebbero a suo avviso utili in tal senso degli approfondimenti e l’ascolto di esperti in materia. Sul richiamo all’esperienza Dellai Valduga ha sottolineato la differenza, chiarendo che dei tre mandati di del governatore di centrosinistra solo due erano avvenuti con l’elezione diretta. Se volete dimostrare che questo provvedimento non è ad personam, si potrebbe immaginarlo a partire dalla legislatura successiva, ha concluso.

Paolo Zanella ha chiamato in causa la retorica meloniana del vittimismo e del ribaltamento delle cose ed è tornato sul tema dell’urgenza voluta per aggirare il regolamento e scongiurare l’ostruzionismo: quest’ultima sì che è un’erosione delle regole democratiche che governano l’assemblea, ha chiosato.
In chiusura Mirko Bisesti è intervenuto rimarcando che sono stati fatti degli approfondimenti a fronte dei quali, ha dichiarato, siamo pronti a sostenere questa proposta. Il limite dei tre mandati serve per realizzare un certo tipo di politiche e garantire una continuità. Bisesti ha infine rivendicato il fatto che questo sia un processo fatto con tempi giusti tali da permettere una discussione ampia e condivisa.

La discussione generale è stata quindi sospesa dal Presidente Daldoss e aggiornata ad una prossima seduta. Chiarendo lo spazio di manovra sul ddl, il presidente ha precisato che l’articolo riguarda la forma di governo e su questo si potrebbe pensare di limitare l’ammissibilità delle eventuali proposte emendative.
Ultimo aggiornamento: 26/02/2025 00:47:42
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