Trento - “Una svolta epocale per gli Stati Uniti, che tornano di fatto al protezionismo degli anni Venti del Novecento, e un passo indietro clamoroso per l’integrazione delle nostre economie, con effetti dirompenti che porteranno solo danni, a tutti”.

Così il presidente di Confindustria Trento
Lorenzo Delladio oggi in conferenza stampa a proposito degli effetti dell’Executive Order di ieri con cui il Presidente degli Stati Uniti
Donald Trump ha introdotto un ulteriore pacchetto di dazi: un secondo gruppo di misure daziarie tese, negli intendimenti di Washington, a riequilibrare i dazi applicati dagli altri Paesi, compresa l’Unione Europea. Con lui a Palazzo Stella anche
Barbara Fedrizzi, la vicepresidente di Confindustria Trento con delega all’internazionalizzazione e sviluppo dei mercati esteri
.
Nel corso dalla conferenza è stato esaminato l’impatto che le misure potrebbero avere sulle imprese del territorio, con particolare riguardo per i settori maggiormente esposti al commercio internazionale. Le prime stime indicano che nel breve periodo questi dazi produrranno una riduzione del PIL dello 0,4% per l’Unione europea, un calo doppio rispetto a quello americano (-0,2%). L’impatto sarà ancora maggiore se l’Unione europea imporrà contro-dazi sui prodotti statunitensi.
“Trump ha deciso di imporre al mondo i dazi perché si è reso conto che negli anni gli Stati Uniti hanno perso la loro tipica capacità produttiva e vuole riportarla in patria – spiega
Delladio –. Per questo si è presentato alle televisioni ieri sera con un operaio di Detroit, a ribadire che lui è al fianco dei lavoratori delle fabbriche, che bisogna far lavorare gli operai americani e rimettere al centro l'industria. Il messaggio ci suona familiare: mettere al centro e consolidare la nostra manifattura è anche la nostra priorità. Peccato che Trump lo faccia nel modo sbagliato, imponendo i dazi e ripiegando l’America su sé stessa. Non dobbiamo cadere nello stesso errore. Come Confindustria saremo a Bruxelles la settimana prossima per aiutare le istituzioni UE ad adottare le migliori misure per fare fronte a questa situazione. I contro-dazi sono l’ultima spiaggia, prima bisogna tentare un negoziato per fare ragionare l’amministrazione americana e trovare un accordo che consenta loro di riequilibrare la bilancia commerciale USA senza ricorrere ai dazi. In questa fase l’Unione europea deve restare compatta a parlare a una sola voce”.
“Gli Stati Uniti – prosegue Delladio – hanno riscoperto l’importanza dell’export per portare ricchezza nel Paese. È quello su cui insistiamo anche noi quando diciamo che le imprese trentine devono rafforzarsi e competere sui mercati internazionali, se vogliamo fare crescere la nostra economia. L’industria rappresenta un terzo dell’economia provinciale per contributo al PIL e la bilancia commerciale positiva che abbiamo contribuisce ogni anno a farlo crescere. Anche noi dobbiamo continuare a rinforzare il nostro settore manifatturiero e ad incrementare le esportazioni, anche allargando la platea di imprese esportatrici”.
Barbara Fedrizzi ha definito il quadro dei rapporti commerciali tra il nostro territorio e gli USA. “La bilancia commerciale del Trentino verso gli Stati Uniti è positiva – ha spiegato –, con un saldo di 641 milioni di euro. Per il Trentino le esportazioni verso gli USA ammontano a 683 milioni di euro, pari al 13% dell’export totale. I principali prodotti trentini comprati dagli USA sono nei settori della meccanica (macchinari e mezzi di trasporto), bevande e alimentari, tessile-abbigliamento. Le importazioni ammontano a 42 milioni di euro, pari all’1% del totale. Compriamo principalmente dai settori meccanico-metallurgico, gomma-plastica e tessile-abbigliamento, ma in misura molto ridotta rispetto alle nostre esportazioni”.
L’applicazione del nuovo pacchetto di dazi avverrà in più momenti.
A partire da oggi, 3 aprile, gli Stati Uniti applicheranno un dazio del 25% su tutte le automobili prodotte all’estero. Su questo l’Europa rischia molto: le esportazioni verso gli USA sono infatti più che triplicate negli ultimi 15 anni, da 15 a 51 miliardi di euro. Entro il 3 maggio dovrebbero essere inoltre applicati nuovi dazi anche alle componenti per automobili, ma ancora non ne è noto l'elenco puntuale. A partire dal 5 aprile saranno applicati dazi di base del 10% praticamente a tutti i prodotti, dazi che diverranno del 20% a partire dal 9 aprile. Restano escluse per il momento, in attesa di approfondimenti da parte dell’Amministrazione Trump, alcune categorie di prodotti, inseriti nell’Allegato II dell’Executive Order di ieri, ossia: chimico-farmaceutico, gomma-plastica, legno-carta-grafica, metallurgico (il rame) elettronica e semiconduttori. E, naturalmente, alluminio, acciaio e relativi semilavorati, dove i dazi sono in vigore già dal 12 marzo.
Sia per l’Italia, sia per l’UE, le esportazioni verso gli Stati Uniti pesano per circa il 3% del PIL. Dal punto di vista settoriale, però, l’Italia è più esposta sui prodotti finiti (19% delle sue esportazioni, contro l’11% europeo) e nell’alimentare (11% contro il 5%). Per l’Italia, le esportazioni di macchinari e veicoli verso gli Stati Uniti valgono quasi 24 miliardi di euro. Di questi, poco meno di un terzo vengono da macchinari industriali (il mercato statunitense rappresenta il 12% del totale) e un sesto dalle automobili. Il settore del trasporto non su strada è il più esposto verso gli Stati Uniti (destinazione di circa il 19% delle esportazioni di questi prodotti) ma vale solo 1,7 miliardi. Nell’alimentare, il settore più esposto per l’Italia è quello delle bevande (alcoliche e non alcoliche), con il 25% delle nostre esportazioni dirette verso gli Stati Uniti. Importanti anche i settori dei cereali, dei prodotti caseari e delle uova: insieme il loro valore si avvicina a quello delle bevande, anche se la esposizione media di questi settori verso gli Stati Uniti è dimezzata (13%).
Cgil Cisl Uil: “Servono un’analisi degli impatti e misure straordinarie ed innovative per sostenere la produzione industriale in Trentino”
Dichiarazioni dei segretari generali di CGIL CISL UIL, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher: “I dazi imposti dal presidente Trump rischiano di avere un impatto notevole sulla manifattura trentina, in una fase in cui la produzione e i fatturati del settore industriale dopo sei trimestri di contrazione, segnalavano un primo segnale di ripresa. Gli Stati Uniti sono infatti il secondo mercato di riferimento per l’export trentino dopo la Germania e sono strategici in particolare per alcuni settori, come dal comparto vitivinicolo all’abbigliamento passando per il metalmeccanico, che hanno proprio in quel paese un importante mercato di sbocco. E’ chiaro che misure restrittive come quelle annunciate dalla nuova amministrazione americana potrebbero indebolire le nostre esportazioni penalizzando fette importanti della nostra economia. Temiamo quindi anche effetti sull’occupazione.
Quale che sarà la risposta delle istituzioni europee alle strategie protezionistiche degli Stati Uniti, crediamo che sia arrivato il momento che anche la Provincia autonoma faccia la propria parte per valorizzare e rafforzare il sistema manifatturiero locale. Da mesi chiediamo venga concordata e attuata una strategia di rilancio dell’industria e dei settori più innovativi della nostra economia, utilizzando tutte le leve - da quelle finanziarie a quelle normative - di cui dispone la nostra Autonomia. Oggi più che mai l’inerzia della Giunta provinciale rischia di aumentare l’incertezza in un comparto che garantisce almeno un quarto del Pil provinciale.
E’ fondamentale che l’Esecutivo avvii immediatamente uno studio per valutare gli impatti dei dazi sull’economia provinciale e sull’occupazione. Allo stesso tempo è urgente definire e condividere un piano straordinario per l’industria trentina che riesca ad attivare strumenti innovativi, contemplando anche modalità partecipative avanzate, per rafforzare comparti centrali per lo sviluppo del territorio come quello manifatturiero e dei servizi evoluti alle imprese”.