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Trentino, nuovi fondi per lo spettacolo: parere favorevole dalla Quinta Commissione

Ancora audizioni sulla riforma della scuola 0-6 anni

Trento - Parere favorevole della Quinta Commissione, presieduta da Christian Girardi, alla ripartizione dello stanziamento del Fondo Unico Provinciale per lo Spettacolo (FUPS) proposta con delibera di Giunta per gli esercizi finanziari 2025-2026 in relazione a diverse attività culturali. Nella riunione di oggi sono proseguite le audizioni sulla riforma della scuola e dei servizi all'infanzia 0-6 anni con le audizioni dell’Associazione Crescere; dell’Università degli studi di Pavia; dell’Associazione professionale Proteo Fare Sapere. Prossima riunione il 5 maggio.

Proposta di deliberazione della Giunta provinciale sulla ripartizione dello stanziamento del fondo unico provinciale per lo spettacolo per gli esercizi finanziari 2025-2026 in relazione alle diverse tipologie d'intervento di attività culturali.

In Quinta Commissione, l’assessora alla Cultura della Provincia autonoma di Trento, Francesca Gerosa ha ricordato che il passaggio in Commissione è necessario per procedere, entro il 23 aprile, alla deliberazione di Giunta al fine di concedere i finanziamenti del Fondo Unico Provinciale per lo Spettacolo (FUPS) ai soggetti che ne hanno i requisiti. “Sono 13 i soggetti individuati, con un incremento di altri 6 soggetti che ha comportato un’implementazione di risorse per 900 mila euro – ha spiegato Gerosa – . Da qui la ripartizione del capitolo del bilancio per l’allocazione delle risorse”.

I fondi stanziati per gli esercizi finanziari 2025-2026, ammontano rispettivamente 1.679.392,69 euro per l’esercizio finanziario 2025 e 1.200.000,00 euro per l’esercizio finanziario 2026. Le tipologie d’intervento sono state individuate in riferimento ai seguenti “ambiti” e “fasce”:
a) teatro (fascia fino a 200.000 euro o multipli)
b) musica (fascia fino a 200.000 euro o multipli)
c) danza (fascia fino a 200.000 euro o multipli)
d) circo e spettacolo viaggiante (fascia fino a 200.000 euro o multipli)
e) cinema (fascia fino a 200.000 euro o multipli)
f) festival (fascia fino a 200.000 euro o multipli)
g) residenze (fascia fino a 200.000 euro o multipli)

In risposta alla consigliera Lucia Maestri e al consigliere Francesco Valduga – in sostituzione del consigliere Michele Malfer - che chiedevano precisazioni in
merito all’elenco dei soggetti individuati (tra i quali il Collettivo Clochart, Pergine Spettacolo Aperto, Musica Riva), è stato precisato che i nuovi enti individuati
sono realtà già conosciute e storicamente finanziate. “Mi pare di capire - ha quindi commentato Valduga - che le modifiche rispetto all’anno scorso sono
migliorative e la pianificazione risponde alle esigenze dei soggetti finanziati”.

Rassicurazioni sono arrivate anche sullo stanziamento delle risorse, i nuovi ingressi, è stato detto, non porteranno pregiudizio ai soggetti già in graduatoria,
considerato l’ulteriore stanziamento. La Commissione ha quindi dato parere favorevole alla proposta di deliberazione.

Le audizioni sui ddl di riforma della scuola Ricordiamo che sono quattro le proposte sotto esame della Commissione: il ddl 20 della consigliera Vanessa Masè che, senza stravolgere l’impianto normativo esistente e dunque lasciando in vigore la normativa vigente, almeno in un prima fase sperimentale, individua un sistema integrato di educazione e di istruzione per l’infanzia; il ddl 40 (proponenti consiglieri Parolari, Manica, Maestri, Zanella, Franzoia, Calzà, Demagri, Maule, Malfer, Stanchina e Valduga) che guarda a una nuova legge per il sistema educativo, supera e riassorbe le due leggi che a oggi regolano i due segmenti 0-3 anni e 3-6 anni, ovvero la legge provinciale 4/2002 e la legge provinciale 13/1977 per le scuole dell’infanzia; il ddl 32 del consigliere Filippo Degasperi che si focalizza sul trattamento economico del personale e va nella direzione di applicare, anche al comparto dei nidi, la clausola di salvaguardia vigente per le scuole d’infanzia che già impone ai gestori privati dei servizi (Federazione provinciale scuole materne, Coesi, Asif) l’applicazione di condizioni equivalenti a quelle previste per il corrispondente personale della scuola provinciale; il ddl n. 41 di iniziativa popolare (proponente signora Lupi) che prevede la cancellazione dell'apertura a luglio delle scuole dell’infanzia.

Associazione Crescere - Per dare autonomia al segmento 0-6 gli aspetti teorici devono essere tradotti in aspetti normativi
Ad intervenire la vicepresidente Anna Lia Galardini, esperta dei servizi per l’infanzia a Pistoia. Per Galardini è importante dare valore a chi educa mettendo in rilievo le buone pratiche. Nei ddl, quindi, qual è l’attenzione che si deve avere? Tre gli ambiti di riflessione su cui bisogna lavorare: incoraggiare la diffusione dei servizi, sostenere la qualità, rendere i servizi accessibili a tutti i bambini. “Lo sforzo trentino teso a realizzare buone norme è positivo – ha osservato Galardini - - E’ però necessario tenere insieme il patrimonio di buone pratiche interpretando gli orizzonti e facendo tesoro delle ottime norme nazionali”. Ancora, Galardini ha fatto riferimento alla formazione del personale insegnante.
“Serve dare autonomia al segmento 0-6 definendo una continuità, si tratta di tradurre gli aspetti teorici in aspetti normativi dando una cornice”.

Le riflessioni si sono mosse nel saper cogliere le opportunità evolutive del bambino, nel condividere le identità con educatori e insegnanti senza dimenticare il ruolo delle famiglie. Infine, le carte vincenti: il coordinamento pedagogico territoriale, i poli scolastici, le condizioni amministrative e gestionali del Trentino ritenute meno dispersive rispetto al quadro scolastico nazionale.

Università degli Studi di Pavia - Bene lavorare su una partecipazione allargata e governata Ad intervenire Donatella Savio, professoressa associata di Pedagogia sperimentale dell’Università degli Studi di Pavia. La docente ha posto alcune osservazioni pedagogiche prendendo in esame, in particolare i ddl Masè e Parolari. Elemento trasversalmente ribadito è la partecipazione allargata e governata. Il ddl Masè è in sintonia con i documenti ministeriali. Tra gli aspetti rilevanti: l’accesso a servizi di qualità; la costruzione di un sistema integrato sostenuto da scambi sinergici per condividere pratiche e valori; il coordinamento pedagogico; il tavolo tecnico provinciale istituzionale per organizzare modalità di lavoro stabili. “In particolare - rileva Savio - è significativo il ruolo propulsivo della Provincia. A livello nazionale si sta lavorando per far diventare i coordinamenti pedagogici territoriali l'ossatura del sistema”. Venendo alle criticità: nel ddl non si parla di poli per l’infanzia e la costituzione di sezioni nido all’interno di scuole per l’infanzia senza un chiarimento di rapporti tra queste sezioni rischia di isolare queste sezioni.

Manca poi un’identificazione del metodo della costituzione delle linee guida. Per Savio, il ddl Parolari risulta ampio e approfondito, propone gli aspetti sostanziali ed entra in dettaglio quando si riferisce alle istituzioni educative. La coerenza pedagogica è presente e più declinata rispetto al ddl di Masè. Tra le criticità rilevate, Savio ha riscontrato che” un documento cosi rilevante dovrebbe essere maggiormente inclusivo negli orientamenti. Serve un tavolo tecnico istituzionale ad hoc, serve prevedere una modalità a cascata per favorire l’inclusione negli orientamenti del progetto pedagogico”. Ancora, la docente ha trovato importante il riferimento alle famiglie “coraggioso far partecipare attivamente le famiglie nella costruzione dell’educazione che deve essere anche orizzontale”. Apprezzato il chiaro riferimento ai poli per l’infanzia in linea con i documenti nazionali. A mancare, secondo la docente, i tavoli tecnici per le diverse azioni previste.

Associazione professionale Proteo Fare Sapere – Mettere al centro i Poli per l’infanzia e il Coordinamento pedagogico territoriale Annamaria Bondioli ha preso in esame in particolare il ddl Masè rilevandone il sistema integrato; l’alleanza educativa delle famiglie; l’importanza all’inclusione anche delle aree linguistiche differenti; gli scambi sinergici tra i vari componenti del sistema. Positivo per Bondioli l’aspetto non solo dello scambio di accessibilità, ma di garanzia della diffusione di una cultura dell’infanzia e di attenzione alle esigenze delle famiglie. “C’è al contempo una proposta creativa e interessante che però non prevede, tra i servizi esistenti, i poli dell’infanzia poco sottolineati e sottotraccia”. Altro aspetto evidenziato quello del coordinamento pedagogico territoriale (CPT), che invece assume un carattere significativo e importante. La consigliera Vanessa Masè ha quindi spiegato che la definizione di Polo non è stata volutamente utilizzata per spingere lo sforzo creativo in funzione dell’adattabilità dei servizi. “ Il tema della revisione permette la sperimentazione - ha detto Masè - . Il Trentino si impegna per offrire qualità e servizi a bambini e famiglie. Siamo partiti da una situazione matura e non si voleva ricondurre il tutto a una casistica ridotta. Da qui la decisione di non nominare in modo esplicito i poli”. Venendo al ddl Parolari, poli scolastici e CPT sono maggiormente qualificati. Il ddl Parolari, per Bondioli “è più sistematico del ddl Masè perché riassume un po’ tutti i servizi della Provincia alla luce del nuovo sistema”. Bondioli ha poi chiesto un chiarimento in merito alle tipologie di servizi che potrebbero essere pensati. La consigliera Francesca Parolari ha quindi specificato che nei poli per l’infanzia, secondo la visione del ddl, i servizi mantengono la loro identità pedagogica strutturale e sulla base dei progetti educativi vengono rielaborati.
Ultimo aggiornamento: 02/04/2025 07:08:22
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