Trento - Tre famiglie straniere con bambini saranno accolte sul territorio trentino, grazie alla rete dei servizi sociali. "Appena siamo stati messi a conoscenza dei fatti, ci siamo attivati per trovare una soluzione adeguata alle famiglie straniere con minori che si trovano sul nostro territorio. Insieme ai servizi competenti abbiamo lavorato intensamente per individuare un luogo che garantisca protezione, proprio perché l'accoglienza e la tutela delle persone più vulnerabili restano una priorità. La nostra attenzione è costante ed elevata", così l'assessore alla salute e politiche sociali, Mario Tonina, interviene in merito alle notizie apparse oggi sui media locali, che riportavano un caso specifico.
"In realtà i casi sono tre: per tutte le famiglie che necessitano di un alloggio temporaneo è stata individuata una soluzione: due nuclei saranno infatti ospitati in una struttura a
Cles, mentre il nucleo monogenitoriale con un minore sarà ospitato a
Rovereto. Il trasferimento avverrà entro due giorni, nel frattempo, abbiamo autorizzato il Comune di Trento a prorogare l'accoglienza presso l'ostello", conclude l'assessore.
ALLARME ASSESSORE TRENTO
“I servizi sociali del Comune sono allo stremo. Quotidianamente vengono contattati da famiglie con figli che chiedono un alloggio. I richiedenti protezione internazionale dovrebbero essere accolti nei percorsi ministeriali, ma ad oggi ci si entra solo dopo mesi e mesi di attesa. E le strutture di accoglienza della Provincia che nel frattempo dovrebbero dare una sistemazione sono tutte sature perché sottodimensionate rispetto alle esigenze. Noi purtroppo facciamo da front office a un sistema dell’accoglienza che non condividiamo, perché scarica tutti i problemi sulla città di Trento e, soprattutto, è del tutto fallimentare”.
Così l’assessore al Welfare Alberto Pedrotti commenta la vicenda della famiglia con tre bimbi, ospitata questa notte all’ostello di Trento, che ieri si è rivolta ai servizi sociali del Comune per avere un alloggio.
Continua l’assessore: “Qui si è creato un grosso malinteso: non sono i servizi sociali i cattivi che non vogliono dare una casa. Anche i nostri operatori sono vittime, insieme alle famiglie, di una situazione insostenibile. Non hanno strumenti per agire, sono del tutto impotenti. Non possiamo chiedere a una singola assistente sociale, che quotidianamente mette in campo le proprie risorse professionali, di rimediare alle falle di un sistema che fa acqua da tutte le parti. E non risponde neppure alle esigenze di accompagnamento quotidiano di cui le famiglie appena arrivate sul territorio necessitano per inserire i figli a scuola e creare i presupposti per una vera integrazione”.
Non c’è solo la questione dell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, concentrata tutta nella città di Trento, a non rispondere ai reali bisogni. C’è anche più in generale la politica della casa a rendere il lavoro dei servizi sociali ancora più complicato. “Il problema è che dalle strutture finanziate dai percorsi ministeriali le famiglie non riescono ad uscire perché non trovano un’abitazione, bloccando così l’ingresso di altri nuclei – spiega l’assessore - La filiera dell’integrazione si inceppa a causa di un’emergenza abitativa che purtroppo è stata per anni sottovalutata, dissipando il lascito di una storia virtuosa che aveva messo il Trentino all’avanguardia. L’assenza di alloggi produce disuguaglianze, squilibri ed esclusione sociale”.
Tra l’altro a risentire di questa situazione non sono solo le famiglie dei richiedenti asilo. Nel 2023 i servizi sociali del Comune di Trento hanno seguito la situazione di 33 nuclei familiari con bambini senza casa, di cui 21 richiedenti protezione internazionale. Nel 2024 le famiglie bisognose di un alloggio sono salite a 51, di cui 25 nuclei richiedenti protezione internazionale. Nel 2025, in un solo mese, le famiglie sono già 6, di cui 3 richiedenti asilo. Conclude l’assessore Pedrotti: “Non si può continuare a navigare a vista né fare affidamento su un’empatia momentanea a cui non corrispondono risposte concrete. Serve una strategia politica complessiva capace di guardare in faccia una situazione che si fa sempre più complicata”.